Condiderato che
Un passaporto, nel suo significato più semplice e diretto, è un documento che serve a passare da un territorio a un altro; ma esso contiene, a mio avviso, un significato più forte e a più strati. Un passaporto, infatti, è, a ben guardare, uno strumento di conversione. Conversione in termini di spazio, di tempo, di velocità relazionali, di culture, di appartenenze, di modelli lessicali e mentali, di idee intorno all'uomo e all'umanità, di vissuti, di stili di vita, persino di paure e di risorse, di "identità". (...)
L'idea di passaporto come simbolo fisico forte della città interetnica prossima ventura ci affaccia, in modo efficacissimo sul nostro prossimo, inevitabile futuro. Siamo, infatti, chiamati, in questa prospettiva di guida, a dimostrare, agli altri e a noi stessi, di essere capaci di avere un passaporto, in senso forte, per il nostro futuro perchè siamo chiamati, consapevoli o no, a vivere in modo poliprospettico, in cui, da un lato, nessuna prospettiva può più aspirare a essere centrale e dall'altro lato, la propria prospettiva non può distanziarsi così tanto da noi da farci sentire disidentificati.
Senza molteplicità non viviamo, senza identità non resistiamo. Siamo chiamati, in questo cimento difficile, a un duplice salto mortale in cui ne va di noi stessi.
Giuseppe Limone, filosofo del diritto (2005)
La Fondazione Della Rocca è lieta di conferire a Manager e Garanti dell'interetnia il passaporto della città europea, cablata e interetnica (2005)