Fondazione Aldo Della Rocca Ente Morale per gli Studi di Urbanistica Fondazione Aldo Della Rocca
 
    
    
 
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Volume X - X Concorso 1972. Ecologia e urbanistica, a cura di Valerio Giacomini e Federico Gorio, A. Giuffré, Milano 1978.

Si può affermare che nel 1972, per la prima volta dopo averne scandagliato gli aspetti più significativi, la Fondazione abbandonò le classiche tematiche dell'urbanistica per avventurarsi lungo un nuovo sentiero, assai più complesso. Era noto, infatti, che il rapporto esistente con l'economia e con la sociologia, anche se spesso trascurato, per l'urbanistica era una questione fondamentale. Meno noto, ma assai più complesso, si sarebbe rivelato, negli anni a venire, il fatto che l'uomo, con lo sviluppo demografico in atto e con la conseguente concentrazione delle attività, in parte regolate e regolabili con le tecniche dell'urbanistica, stava andando ad incidere sull'ambiente naturale in maniera drammatica ed irreversibile.

La vita sulla terra è stata governata, per oltre tre miliardi di anni, dalle leggi della natura e, per meno di un milione di anni, anche l'uomo ha accettato queste leggi. Soltanto di recente l'uomo ha avuto successo nel conquistare la natura e, sviluppando le sue strutture ed il suo modo di vivere, si è spesso messo in contrasto con la natura stessa.
Negli anni settanta l'uomo cominciava a comprendere che le risorse naturali non erano né infinite, né rinnovabili e che, se non voleva soccombere, doveva trovare un modus vivendi con l'ambiente. Assisi internazionali sui problemi del degrado ambientale, reiterati ammonimenti della scienza, deterrenti prove di fatti, solenni impegni politici, già da alcuni anni erano all'ordine del giorno, ovunque, nel mondo occidentale. Nonostante ciò, il mondo procedeva imperterrito nel processo di autodistruzione, in una fatalistica indifferenza e rassegnazione delle coscienze.

La Fondazione provò, anche in questo caso, a fare la sua parte e, forse per la prima volta, in Italia un Ente culturale individuò, quale argomento di approfondimento, un tema tanto specifico quanto vasto, riducendolo a due semplici parole: "Ecologia e Urbanistica".

Col tema del decimo Concorso Nazionale si chiedeva, in pratica, ai concorrenti di elaborare un processo di autocritica ad una scienza, l'urbanistica, finalizzata a controllare le aberrazioni prodotte, in modo implicito ed esplicito, dalla società industriale, senza per questo rinunciare alle cause che essa stessa alimentava. Un'autocritica ancora più difficile se si pensa che questa scienza, pur essendo strutturata nel sistema che l'ha prodotta e senza il quale non ha ragione di esistere, ha sempre preteso di porsi all'esterno di esso per razionalizzarne l'evoluzione, continuando ad operare con gli stessi metodi del processo deviante affidato alle sue cure, pensate come preventive ma, troppo spesso, applicate ex post.

Col tema proposto si chiedeva ai concorrenti, e questa fu la novità del concorso, una demitizzazione della natura da parte degli stessi naturalisti, considerandola - e facendola considerare - per quello che è: una grande riserva di risorse, inesauribile in se, ma pericolosamente esauribile in relazione agli usi che può farne l'uomo. Si richiedeva, in particolare, ai partecipanti di individuare un rapporto costruttivo tra urbanistica ed ambiente, in modo da raggiungere l'obiettivo di verificare nella realtà del territorio gli usi - o i "non usi" - che si possono ipotizzare per le componenti ambientali nei processi di pianificazione, con una impostazione interdisciplinare di tipo globale e sistematico.

L'informe miriade di regole empiriche, non sempre riconducibile a chiari principi di cui spesso è fatta la pratica dell'urbanistica, doveva confrontarsi con il mondo della scienza sistematica e dei principi indiscutibili. Operazione, a dire il vero, difficile come evidenziato dai professori Gorio e Giacomini a cui venne affidata la cura e la prefazione del decimo volume della collana "Studi Urbanistici".
Quando, nel tardo ottocento, E. Haeckel denominò col termine ecologia lo studio dell'habitat degli esseri viventi, non poteva immaginare quanta popolarità avrebbe avuto un secolo più tardi quel termine. Quasi sconosciuta al grande pubblico fino al 1972, l'ecologia ha infatti acquistato notevole importanza allorché si è compreso che l'impatto dell'azione antropica sull'ambiente può costituire un reale pericolo, già a breve termine, per la sopravvivenza della specie umana.

 

 
     
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