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Volume XIV - XIV Concorso 1980. Prospettive della pianificazione urbanistica nell'Europa comunitaria, a cura di Luigi Piccinato, A. Giuffré, Milano 1981.

"Praticare isolatamente non ha senso; occorre, invero, non dimenticare l'impatto internazionale delle decisioni programmatorie-pianificatorie di ogni singolo paese."
Questa frase, tratta dall'introduzione al quattordicesimo volume della collana "Studi Urbanistici", individua esattamente lo spirito con cui il Consiglio di amministrazione della Fondazione scelse il tema del quattordicesimo concorso proposto agli studiosi della città per il 1980. Un tema corposo la cui vastità, di certo, pesò sulle migliori intenzioni di chi decise di aderire al bando emesso dalla Fondazione.
L'Europa, lentamente, si stava unendo dopo secoli di guerre, incomprensioni, diffidenze etniche, differenze linguistiche e culturali e tentativi di predominio di singole nazioni sulle altre. Un quadro storico, politico, sociale ed economico di grandiosa complessità si apriva dinanzi agli europeisti più convinti, da qualsiasi punto di vista, pratico, scientifico o culturale si volesse affrontare il problema. Si era ad un punto in cui, le analogie delle problematiche poste dallo sviluppo nelle varie nazioni europee, imponevano una più robusta delega alla Comunità Europea per un coordinamento degli interventi.

Anche l'urbanistica non si poteva più sottrarre a quest'esigenza, in particolare in Italia dove, a fronte delle conseguenze strutturali generate dalla rivoluzione industriale sulle antiche strutture insediative, non si era in grado di rispondere alle nuove necessità né per dimensioni, né tantomeno per organicità degli interventi.
In Germania, Inghilterra, Francia, ormai da tempo si era affrontato il problema della difficoltà di fare urbanistica, comprendendo che si era di fronte alla necessità di ricomporre i limiti delle singole amministrazioni e le loro stesse dimensioni.
In Francia ci si proponeva di ridurre i 38.000 Comuni esistenti, individuando nuove unità amministrative - ciascuna con almeno 25.000 abitanti - e delegando ad assemblee intercomunali le competenze in materia di programmazione economica ed urbanistica.
In Gran Bretagna era stato da poco creato un ministero per il coordinamento degli interventi urbanistici accorpando i poteri dei vecchi dicasteri dei lavori pubblici, dei trasporti, degli enti locali e della pianificazione urbana.
In alcune regioni della Germania Federale si stava cercando di accorpare i comuni in unità amministrative con almeno 25.000 abitanti (5.000 per le zone rurali), di abolire le province, di ridurre i Lander a 5 ed i circondari amministrativi da 400 a 200.
In Italia invece, oltre a conservare la polverizzazione delle antiche strutture, si continuava ad inseguire il tema del comune autonomo, retaggio di un glorioso anacronistico passato, quando la realtà comunale era sinonimo di libertà e progresso. Si continuava a frazionare, moltiplicare e frantumare, vuoi per "grazia ricevuta" (tipica di questo atteggiamento fu l'elevazione al rango di Comune della frazione di Visso Ussita, nella Val Nerina "donata" da Mussolini al Cardinale Gasparri in occasione della firma dei Patti Lateranensi), vuoi per un processo politico ancora troppo spesso dominato da localismi che nulla avevano a che fare con un più elevato disegno programmatico (Marino diviso in Marino e Ciampino, Ardea divisa in Pomezia ed Ardea, ecc.).
Una situazione del genere, oltre a complicare lo stato quo ante, non sarebbe mai stata in grado di dare una risposta unitaria alla vastità ed alla complessità dei problemi urbanistici, sempre più legati alla dimensione sovranazionale.

Il tema scelto dalla Fondazione per il quattordicesimo Concorso Nazionale - "Prospettive della pianificazione urbanistica nell'Europa comunitaria" - riapriva, quindi, la discussione di una coscienza urbanistica che doveva continuare a trovare le sue radici dal basso, con una sempre maggiore responsabilizzazione da affidare a tutti, a cominciare dai Comitati di Quartiere, ma che, affacciandosi all'Europa, doveva anche trovare una nuova dimensione operativa, tale da permettere alla nazione di competere con le realtà storiche nazionali, ben più antiche e robuste dell'Europa centrale.

 

 
     
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