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Volume VIII - VIII Concorso 1968. La conservazione e l'evoluzione dei centri storici in funzione dei rapporti sociali, a cura di Giuseppe Caronia, A. Giuffré, Milano 1974.

Uno dei saggi fondamentali di Max Weber, fra i padri riconosciuti della moderna sociologia urbana, "The city", ripercorre l'itinerario del concetto di città, dalle origini ai tempi moderni, attribuendo a questo complesso sistema di istituzioni economiche e sociali il ruolo fondamentale di costruttore della odierna civiltà occidentale.
Il capitolo dedicato dal Weber all’importanza sociologica dell'unità civica affronta l'argomento partendo dall'Italia, terra dove migliaia di unità del genere, evolutesi nei secoli, rappresentano il tessuto connettivo territoriale dei centri storici, maggiori o minori che siano, la vera memoria storica della nazione.
Il tema della "Conservazione ed evoluzione dei centri storici in funzione dei rapporti sociali", come ricordato in precedenza, era stato già proposto come argomento dell'ottavo Concorso Nazionale e la Fondazione, fedele alla propria linea di pensiero, ratificò tale decisione proponendolo al pubblico degli studiosi di urbanistica per il concorso del 1968.

In sede di definizione del bando, tuttavia, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ed il Comitato Scientifico di amici di cui si avvaleva, ritennero di specificare meglio il tema, originariamente individuato come "Il problema dei centri storici in funzione dei rapporti sociali" sostituendo la parola "problema" con "conservazione ed evoluzione". Un semplice cavillo dialettico, forse, ma che aveva come finalità quella di contrapporsi ad una strisciante ma forte corrente di pensiero futuribile, tipica in un'epoca di grande ed entusiasmante sviluppo quali erano stati gli anni sessanta, che vedeva trasferito il problema dei centri storici dal campo d'azione dell'urbanistica, a quello dell'archeologia del terzo millennio.

I progressi tecnici e lo sviluppo economico del paese facevano vedere a molti, nei vecchi arroccati centri storici che avevano abbandonato, solo il retaggio di ataviche privazioni da dimenticare; nei nuovi insediamenti delle grandi città si iniziava a respirare un benessere lì sconosciuto che costituiva l'humus da cui traeva forza un atteggiamento di rivalsa sociale nei confronti delle proprie origini che sempre più si radicava nella popolazione. Il ritorno al paese di origine, al vecchio borgo, era, dai più, vissuto come l'occasione per mettere in mostra il proprio successo, il benessere conseguito ed affermare, nei confronti di quelli che erano rimasti, un malinteso senso del progresso che portava con se il percepimento di quegli antichi borghi come un ammasso di mura decrepite da lasciare al loro destino.

Era questo il sentimento che la Fondazione ebbe in animo di contrastare aggiungendo al tema del concorso le due parole sopra ricordate: "conservazione ed evoluzione"; il sentimento di odio, di profonda repulsa, tipico della prima generazione che aveva abbandonato fatica, fame e povertà alla ricerca del nuovo benessere, in attesa che una seconda ed una terza generazione (complice prevedibile per gli addetti ai lavori il fatto che con il tempo il benessere si sarebbe spostato dalla grande città verso il piccolo borgo) riscoprissero la propria storia, i luoghi di origine, ed il loro valore intrinseco.

Il problema andava affrontato, quindi, nella sua complessità in termini storici, culturali, psicologici, fisici e funzionali. Ristabilire una scala di criteri di valore, individuare le possibilità ed i mezzi di intervento in relazione alla cultura ed alla sensibilità delle forze politiche e degli operatori locali, affrontare la realtà fisica dell’obsolescenza del patrimonio edilizio dei centri storici ed individuarne la loro potenziale funzionalità; il tutto in relazione al mutamento dei rapporti sociali. Era questo il vero problema su cui la Fondazione cercò di stimolare il dibattito fra gli urbanisti e tutte le forze culturali della nazione, interessate a preservarne, in un processo migliorativo, l'immenso patrimonio storico ed edilizio. Col tema proposto per l'ottavo concorso si cercò, quindi, di stimolare la ricerca in un settore accantonato dagli urbanisti più sensibili ai risvolti estetici o economici della loro disciplina che non a quelli storici e sociali. Si cercò di indirizzare la ricerca verso la salvaguardia viva ed attiva dell'insostituibile patrimonio storico ed artistico delle nostre antiche città, troppo spesso, purtroppo, da bonificare da incrostazioni sociali ed economiche negative, accumulatesi nei secoli, con l'intento di fermare un processo di sclerotizzazione, altrimenti irreversibile. Processo che agiva, come scrisse il Prof. Caronia nella sua prefazione all'ottavo volume della collana "Studi Urbanistici", "contro e non dentro la storia".

 

 
     
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